La festa dei ceri

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Anche Gubbio, come in ogni città italiana, fu vittima  di quegli episodi di violenza e di sangue che avvennero a seguito delle elezioni del 15 maggio 1921, il cui culmine si ebbe la settimana successiva alle elezioni, durante il giorno dei Ceri. Due anni dopo la città fu gestita da una nuova amministrazione liberal-fascista la quale decise di inserire tra i ceraioli nuovi giovani di destra, che causarono non poche problematiche alla tradizione. Con l’avvento del fascismo i Ceri escono dalla città partecipando alle feste folkloristiche di Venezia e Roma. Questo testo cerca di ricostruire, attraverso i documenti racconti negli archivi storici, nelle biblioteche e nelle cineteche, lo svolgimento della festa dei Ceri.

I Ceri sono sostenuti da strutture in legno, che hanno alla base una barella sulla quale vengono riportati i ceri di San Giorgio, San Ubaldo e Sant’Antonio. Le strutture sono fornite di bracci all’esterno che permettono il trasporto dei santi nel corso della festa. Durante l’anno sono custoditi alla basilica di Sant’Ubaldo e vengono decorate il giorno prima della festa con bandierine dorate e nappe. Di questa tradizione non si hanno fonti documentarie antecedenti all’Ottocento e le ipotesi delle sue origini sono due: una pagana in onore della dea delle messi Cerere e l’altra religiosa partita dalla commemorazione del Vescovo Ubaldo Baldassini.

Posizione

06024 Gubbio PG, Italia

Informazioni aggiuntive

  • Autore principale: Barbi Adolfo
  • Luogo di pubblicazione: Italia (Gubbio)
  • Editore: Edizioni Ceraiole
  • Data di pubblicazione: 2000
  • Lingua/Dialetto: Italiano

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