Masino Anghilante

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Testimone della Cultura Popolare nel 2006 ®

Masino Anghilante è un poeta e compositore di cultura occitana. Dopo aver iniziato da giovanissimo a suonare mandolino, violino e altri strumenti, dal 1943 cominciò a scrivere canzoni in italiano, in piemontese e poi dal 1962 anche in occitano, la lingua del suo paese. Ha dedicato la sua vita alla musica, componendo oltre 150 tra canzoni e poesie, molte delle quali, come “La Baita” (considerato l’inno alla Valle Varaita), fanno ormai parte della tradizione occitana. 

In Val Varaita Masino ha creato e diretto una banda musicale, una mandolinistica, un coro e infine molti corsi di avviamento alla pratica di vari strumenti musicali, così che molti giovani valligiani devono a lui il loro amore per la musica, e ancora oggi possiamo considerarlo un fondamentale riferimento per la cultura occitana in Piemonte.

Masino Anghilante è stato premiato come Testimone della Cultura Popolare ® 2006 per la Provincia di Cuneo.

 

«Mio padre non si è mai occupato… poco, quasi niente, di patrimonio tradizionale. Lui è un compositore. Il fatto è che ha composto parecchi brani in italiano, piemontese e occitano, diventati tradizione popolare. Il patrimonio della tradizione ha un momento di origine, cioè una persona che è stata all’inizio di tutto. Ecco mio padre è quel momento».

Un creatore di tradizione, che ha fatto qualcosa che è andato ad aggiungersi ai repertori del canto popolare, anche se la sua vocazione non è mai stata quella di ripercorrerne le strade o di esserne interprete, quanto piuttosto di rifarsi alla musica classica, reinterpretando, dunque innovando. Come compositore, ha sempre guardato a modelli universali sui quali ha costruito la sua poetica.

«Per quel che riguarda l’occitano delle nostre valli» prosegue Dario Anghilante «ha comunque riempito un vuoto, stabilendo un ponte tra la tradizione popolare più antica e un nuovo filone. Le sue composizioni sono soprattutto da corale, anche se può darsi che qualche gruppo di musica occitana ne abbia ripresa qualcuna; ma restano soprattutto canto popolare, di comunità, da festa e da osteria, anche perché non sono ballabili e dunque si prestano poco a essere eseguite dai tanti gruppi di musica occitana che, quasi sempre, si ricollegano alla danza».

Tratto da Valter Giuliano, "Lingue, migrazioni, bellezza e magia. Incontri con i testimoni della cultura popolare 2", pubblicazione del progetto editoriale della Rete Italiana di Cultura Popolare.

 

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