I Cugino Nigro

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I CUGINI NIGRO, GIUSEPPE E LUIGI

Testimone della Cultura Popolare 2006 ®

Figli e nipoti di suonatori tradizionali, i due cugini, impegnati quotidianamente nel lavoro di allevatori, sono gli eredi di un’articolata tradizione musicale radicata nell’area della Sila Greca, terra in cui persiste un importante repertorio di canti popolari d’amore, di sdegno e religiosi.

La loro cultura va dalla piena conoscenza dei relativi repertori cantati e suonati, all’uso di specifici strumenti (zampogna, chitarra battente e organetto), e in certi casi alla loro realizzazione: Luigi è l’ultimo costruttore di zampogna presente nell’area, e segue le tecniche trasmessegli dal nonno, mentre Giuseppe è un provetto suonatore di chitarra battente e raffinato cantore.

Ascoltandoli si può gustare tutto il sapore verace della loro terra, così attaccata a tradizioni che oggi non è facile conoscere ed apprezzare.

I Cugini Nigro sono premiati come Testimone della Cultura Popolare ® 2006 per la Provincia di Cosenza.

 

Luigi, con il cugino Giuseppe, costituisce una formidabile coppia di musicisti popolari, eredi e depositari di un'articolata tradizione di saperi musicali appresi oralmente dalle rispettive famiglie d'origine e dal contesto in cui vivono e lavorano. Sono i testimoni di una tradizione antica fatta di musica, canto, uso di strumenti come la chitarra battente, il mandolino, la zampogna, l'organetto, il tamburello… I cugini Nigro, sono figli di due coppie di fratelli e sorelle e abitano a poca distanza l’uno dall’altro, sulla strada principale di Contrada Amica. Giuseppe ha il dono del canto, cui si dedica da tempo. Si è esibito, per la prima volta, all’età di 10 anni, nel 1984, sulla piazza di Rossano, insieme a suo zio, uno dei riconosciuti maestri di chitarra battente, strumento che lui suona tuttora.

Luigi, oltre che cantare, suona la chitarra battente, il mandolino, la zampogna “surdulina”, l’organetto e il tamburello. Non solo: sa realizzare svariati strumenti, anche se si è specializzato nella costruzione della zampogna. Di professione fa il pastore, dopo aver provato altre strade. Conduce un gregge di oltre 200 capre in una masseria a otto chilometri da Rossano, verso l’originario paese di Longobucco. Ne ricava un formaggio fresco di due tipologie, lavorato a caldo o a freddo per dare la sciunnata, una sorta di mozzarella che con il tempo si indurisce. Resta poco tempo per la passione di riproporre canti e musiche della tradizione e di costruire svariati strumenti.

“Costruzione di zampogne surduline, intaglio artistico del legno, riparazione organetti” è scritto sul suo biglietto da visita. Luigi è uno di quei santuari viventi di cultura immateriale o, per dirla alla Borges, una «biblioteca vivente». Luigi sa. È detentore di saperi antichi, non quelli riconosciuti dalla cultura ufficiale, ma quelli che hanno solide radici nelle generazioni passate. (...)

Si tratta di un lavoro di tecnica e di precisione di alto artigianato per la tradizione calabrese della “capra che suona”, uno strumento-simbolo che segna un legame con la terra, con la vita e con la morte e che ha dato origine a un gruppo di musicisti di estrazione popolare che detengono e difendono un ricco patrimonio di canti e di suoni radicati nel calendario dei riti, delle feste, degli eventi ancestrali delle comunità locali. «Ho imparato tutto a memoria da mio nonno, vedendolo lavorare e incominciando con lui. Si faceva tutto a mano; ora mi aiuto, per i buchi, con un trapano. Fatte a mano mantengono una caratteristica antica. Quelle che escono dal tornio non hanno lo stesso significato, non hanno un’anima».

Luigi è bravo anche con l’organetto che ha conosciuto nei 23 anni in cui è stato a Terranova da Sibari: «Il primo, di seconda mano, mi fu regalato da mio padre. Ma per imparare a suonare sono dovuto andare lì, dove gli anziani mi hanno insegnato. Ora, oltre che suonare, li so anche aggiustare. Anche il mandolino è venuto dopo, benché mio nonno un po’ lo strimpellasse. Ma la nostra tradizione, la nostra specialità è la ciaramedda, la zampogna, che si suonava soprattutto a Pasqua o a Natale. Sono usanze che, purtroppo, si sono in gran parte perse o allentate, sostituite da cose più moderne; anche per questo i suonatori di zampogna sono praticamente scomparsi».

Tratto da Valter Giuliano, "Lingue, migrazioni, bellezza e magia. Incontri con i testimoni della cultura popolare 2", pubblicazione del progetto editoriale della Rete Italiana di Cultura Popolare.

 

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