“La cultura è l’eredità storica dei saperi, delle opinioni, dei costumi e delle tradizioni che definiscono i rapporti all’interno di un gruppo sociale. Noi inconsapevolmente ci confrontiamo con essa, la accettiamo, la perpetriamo o la tradiamo: il tradimento è necessario affinché i valori positivi di coesione e condivisione assumano vesti nuove”.

Dagli Stati Generali della Cultura Popolare 2001

Dati recenti provenienti da ricerche nel campo della sociologia di comunità, sostengono che la società contemporanea appaia profondamente segnata da pratiche sociali e culturali che hanno prodotto non solo l’indebolimento di quei legami che derivano dal senso di appartenenza e dalla partecipazione alla vita collettiva, ma anche - come esito conclusivo del processo di progressiva distruzione del senso psicologico di comunità - isolamento, anomia, segregazione.

Uno degli obiettivi che sta alla base del lavoro della Rete Italiana di Cultura Popolare, è quello di sviluppare un nuovo senso di appartenenza di una comunità ad un territorio, alla luce dei cambiamenti sociali in atto, costruendo occasioni che stimolino sentimenti di similarità con gli altri, una riconosciuta interdipendenza, una disponibilità a mantenere questa interdipendenza e la sensazione di appartenere ad una struttura pienamente affidabile e stabile.

Quasi un anno fa, la Rete, entrava a far parte della progettualità che avrebbe, da lì a breve, coinvolto la stessa e altri 11 Istituti culturali della città di Torino, nella coprogettazione del nuovo centro culturale Polo del 900, sito in Torino.La diffusione dei modelli consumistici, delle relazioni filtrate da schermi, dalle esperienze facili e subito,  sempre più include anche la produzione, i servizi e la programmazione culturale: gli spettacoli,  i laboratori, i festival e le rassegne vengono assimilate a prodotti di consumo.

Il benessere di una società e dei singoli cittadini non si misura solo quantitativamente in termini di sviluppo economico ma anche qualitativamente in termini di condivisione e partecipazione a un orizzonte culturale comune. Per questo sentiamo il dovere di riconoscere alle politiche culturali una dignità e un'importanza non inferiore a quella delle politiche economiche o sanitarie. La loro attuazione esige un coordinamento in grado di coinvolgere le forze attive del territorio, richiede di attrarre nuove forme di reperimento delle risorse, sollecita all'utilizzo di tecnologie e di forme di comunicazione che aumentino la partecipazione attiva dei cittadini.
Il progetto del Borgo dei narratori, nasce, dunque con l'idea che un'azione culturale non può avere radici se non dentro un humus territoriale, una comunità che lo accolga, trasformi e reinventi per i fruitori di oggi.

Il valore culturale lo individuiamo infatti nel processo, nelle modalità di rapporto e nelle relazioni che sviluppa, un progetto che ha un senso primario nel dialogo con la sua comunità di prossimità, diventa a sua volta anche lo stimolo per la nascita della stessa, scopre nuovi linguaggi, riti e identità culturali composite, contribuendo allo sviluppo di una virtuosa "community care".

Con questa necessaria premessa intendiamo avvicinarci al lavoro culturale attraverso politiche che diventino di diffusione, conoscenza e scambio fuori dalle proposte precostituite.

La prima azione ha visto i nostri operatori costruire una "mappa di comunità", con l'ottimo pretesto di informare, diffondere, mettere a conoscenza gli attori sociali del "Borgo" sulle potenzialità della nascita del Polo del 900, a partire dagli archivi consultabili degli Istituti fino alle possibilità di uso e condivisione degli spazi aperti alla cittadinanza.

Ognuno dei partecipanti ha accettato di diventare uno "SPACCIATORE DI CULTURA". La produzione di materiale grafico per identificare i negozi e i punti più visibili delle strade del borgo, attraverso bandiere, totem e adesivi, ha ottenuto il risultato di sentirsi partnership di un nuovo progetto di rinascita delle relazioni del quartiere.

"I quartieri militari", viene dunque ridenominato “Borgo dei narratori”, per via di un'azione di diffusione coprogettata con quasi 40 esercizi commerciali, tre associazioni di categoria, e circa 70 abitanti attivi. Un’esperienza di interazione sul campo, creando un calendario di eventi legato alle storie e alle narrazioni, alle memorie e alle tradizioni, utilizzando anche i patrimoni librari messi a disposizione da tutti gli Istituti culturali aderenti al centro culturale, nonostante e proprio grazie al fatto che il Polo del 900 era ancora chiuso e inagibile. Sollecitando l'adesione grazie alla convinzione di trovarsi dentro un progresso di genesi non solo di un centro culturale, ma della nascita di una nuova comunità.

Il palcoscenico naturale diveniva quindi il borgo stesso: i suoi negozi, gli artigiani, le associazioni,  le case e come attori i suoi abitanti, i suoi frequentatori, i suoi avventori.