rete delle cultur

Rete dei Popoli

 

I colibrì

In questi anni la Rete ha raccolto attorno a se un mondo socio-culturale fatto di comuni, associazioni, scuole e cittadinanza attiva che sentiva l'esigenza di non restare nell'ombra di quella zona grigia di cui parlava Primo Levi: quella in cui non si sceglie, si preferisce voltare la faccia dall'altra parte, divenendo complici della cultura in cui si vive.

Quelle comunità di prossimità hanno trovato nella coprogettazione il loro agire culturale, come tanti piccoli colibrì, hanno raccolto goccia dopo goccia acqua per spegnere l'incendio, pur sapendo di essere piccoli e singolarmente ininfluenti.

Questo è il lavoro che la Rete coltiva da molti anni, avendo ben presente il ruolo centrale che la cultura inconsapevole ha sulla società. Ecco dunque la nascita dei progetti alimentati dai colibrì, istituzioni e singole persone si domandano come potere essere utili, come innestare, attivare sui propri territori buone pratiche che spingano all’incontro, all’inclusione, alla comprensione dell’altro per far sì che i tre pilastri – ragione, giustizia e carità – abbiano la forza i ritrovare l’identità smarrita d’Europa.

 

Colibrì non è un progetto “per gli altri”.

Colibrì è un progetto per "noi": vuole contribuire a ribaltare il punto di vista, vuole abbattere qualche muro per costruire qualche muretto. Dove sedersi, parlare e scoprire l’idem che ci tiene irrimediabilmente legati.

 

Il progetto Colibrì si compone di tre azioni: scomponibili, adattabili ai contesti e alle comunità di Colibrì – persone, associazioni, istituzioni, enti civili o religiosi- che vorranno intraprendere il viaggio insieme alla Rete.

Confini

Un’azione performativa che abbina diversi linguaggi (fotografia, narrazione,  memoria e teatro)  con l’obiettivo di entrare in scena laddove ce n’è bisogno: nello spazio indistinto dell’incontro. Nelle stazioni, nelle piazze, nelle parrocchie, nelle strade. Nasce dalla consapevolezza che non si deve rinunciare al viaggio tra diversi per abbattere i confini intanto immateriali tra comunità e individui, tra noi e loro.

 

Indovina chi viene a cena?

Il progetto, sostenuto da Fondazione CRT che raddoppia le donazioni dei partecipanti, ha sovvertito l’idea dell’ospitalità aprendo le “case degli altri” che hanno accolto “i nostri” in uno spazio di convivialità e comunanza. Quando si mangia insieme si digerisce l’altro e si diventa amici. E si scopre che il cibo è un pretesto – e non un’immersione esotica nell’etnico – per scoprirsi simili. Per scoprire un idem, una medesima cosa che ci lega, indipendentemente dalla lingua in cui si sogna,  dalle storie con cui ci si addormenta, dal cibo che muove malinconia e condivisione.

 

L’archivio dei saperi

Con il sostegno di Fondazione CRT, interroga e raccoglie dagli altri quello che sanno, il tanto che sanno: sapere culturale, musicale, artigianale, pratiche del lavoro. Per ridare, certo, dignità e spessore a chi, arrivando, è una pagina bianca di fronte alla fatica di ricominciare. Ma anche per evidenziare come quella cultura e quei saperi possono diventare stimolo, risorsa, competenza per noi, per le nostre comunità invecchiate e spaventate. Chiedere ad un essere umano “di cosa hai bisogno” è accoglienza. Chiedergli qual è la storia con cui si addormentava da piccolo, la canzone che più ha amato, è restituirgli la dignità di essere umano