Premessa

Da sempre gli uomini e i gruppi sociali sentono il bisogno di interrompere lo scorrere del tempo e la quotidianità degli eventi con momenti di festa e di celebrazione, di gioco e rito collettivo.

Celebrare, ricordare, progettare le feste: sono avvenimenti che segnano le storie individuali e collettive come una sorta di punteggiatura che scandisce il racconto e le biografie di ciascuno. Si fa festa per ringraziare, per accogliere, per propiziare passaggi, scelte e cambiamenti, allora come adesso, con l'uso di forme nuove.

 

Festival dell’Oralità Popolare

Il Festival dell’Oralità Popolare, denominato Op, si dedica a presentare pubblicamente i progetti territoriali che facilitano la trasmissione dei saperi, con la sempre viva consapevolezza che il transito comporta innovazione, creatività e la necessità di trovare linguaggi diversi per reinventare spazi comuni .

Op si apre dunque al pubblico dopo un anno di lavoro,  per fare il punto della situazione, monitorare i progetti di ricerca e le attività che si sono realizzate sui territori; incontrare maestri: “Testimoni della Cultura Popolare”; condividere idee da riportare nei comuni e nelle province di tutto il territorio italiano.

L'XI edizione si terrà fra l'11 e il 13 novembre 2016 , e dopo dieci anni di anni di edizioni in piazza, l'undicesima moltiplicherà luoghi ed interventi. nella città di Torino, nelle sedi più significative legate agli ambienti socio-culturali, in collaborazione con i soggetti del settore appartenenti agli ambienti sia laici che religiosi e incrementando il rapporto con le comunità, sia naturale che di recente insediamento, avendo come tematica il sapere degli altri.

La musica, i canti, il teatro e le danze popolari faranno da corollario alla che festa necessità di un corpo sociale in movimento.

                                                                                                                                                                                    

Indovina chi viene a cena?

Il progetto “Indovina chi viene a cena?” venne lanciato in occasione dell’edizione 2011 del Festival Internazionale dell’Oralità Popolare e nasce dal percorso sul concetto di “altro”, sull’idea di incontro e di socializzazione declinabile in differenti modalità, che ha intrapreso la Rete in questi anni. Tutto ciò ha  consolidato rapporti di collaborazione e di condivisione con alcune famiglie e persone facenti parte diverse comunità migranti Dal Marocco e dalla Cina, dalla Romania e dall’Argentina, dall’Albania e dall’Etiopia, storie di viaggi, di terre e di persone da raccontare e condividere: questa l’idea alla base del progetto.

“Indovina chi viene a cena?” ne rappresenta uno dei frutti e, pur se costituito da una serie di incontri/cene all’interno di abitazione private, non è un progetto gastronomico.  “Indovina chi viene a cena?” è un progetto di relazione, che si sviluppa sulla base della presenza di un nucleo di comunità, in cui chi partecipa sceglie di incontrare un’alterità e decide, scommette, su quell’appuntamento.

Dal 2012 il progetto è diventato permanente, prevedendo una programmazione annuale e sviluppandosi in maniera diffusa in tutti quei territori soci o aderenti alla Rete che scelgono di progettarlo.
La Rete Italiana di Cultura si pone come garante verso quelle famiglie che, con un gesto privato e di grande fiducia, accolgono nelle proprie case le persone che vogliono condividere quest’idea. Mette in relazione, cerca di svilupparne collaborazioni, comunica quel che accade sul territorio nazionale, ma soprattutto facilita la crescita di antenne locali che abbiano la capacità di lavorare insieme.

 

Progetto Colibrì

In questi anni la Rete ha raccolto attorno a se un mondo socio-culturale fatto di comuni, associazioni, scuole e cittadinanza attiva che sentiva l'esigenza di non restare nell'ombra di quella zona grigia di cui parlava Primo Levi: quella in cui non si sceglie, si preferisce voltare la faccia dall'altra parte, divenendo complici della cultura in cui si vive.
Quelle comunità di prossimità hanno trovato nella coprogettazione il loro agire culturale, come tanti piccoli colibrì, hanno raccolto goccia dopo goccia acqua per spegnere l'incendio, pur sapendo di essere piccoli e singolarmente ininfluenti. 
Questo è il lavoro che la Rete coltiva da molti anni, avendo ben presente il ruolo centrale che la cultura inconsapevole ha sulla società. Ecco dunque la nascita dei progetti alimentati dai colibrì, istituzioni e singole persone si domandano come potere essere utili, come innestare, attivare sui propri territori buone pratiche che spingano all’incontro, all’inclusione, alla comprensione dell’altro per far sì che i tre pilastri – ragione, giustizia e carità – abbiano la forza i ritrovare l’identità smarrita d’Europa.

 

Archivio dei saperi

L'archivio dei saperi è uno strumento di innovazione culturale, composto da un portale che faciliti l'incontro fra le diverse culture attraverso la pratica del lavoro e del "sapere fare"; un'azione di monitoraggio e interviste delle conoscenze in circolo; lo sviluppo di contatti fra la domanda di professionalità e i bisogni di aziende, associazioni, enti o singole persone.

Il periodo storico in cui viviamo porta con se il pericolo di fare scivolare le relazioni fra le persone con l'unico scopo di ottenere beni e servizi, lasciando in secondo piano le vitali funzioni che ogni membro potrebbe assumere in una comunità di prossimità. Con maggiore urgenza si pone, dati i flussi migratori di cui siamo testimoni, un problema di riconoscimento e rispetto a chi arriva da lontano. Essi possono divenire una risorsa nel momento in cui vengano riconosciuti dalla comunità di accoglienza, con la dignità della propria complessità umana. Quindi non solo portatori di una storia di emigrazione ed emergenza, ma anche di valori e saperi artigianali, linguistici, e relazionali. Diversi punti di vista che allargano la ricchezza delle nuove comunità, provando a disegnare gli ambienti nei quali i nostri figli avranno il naturale compito di riscrivere le regole socio-economiche delle future societa

 

LA RETE E I PATRIMONI MATERIALI E IMMATERIALI

Bibliomediateche

L’obiettivo del progetto “Bibliomediateche della Cultura  Popolare” è quello di avvicinare gli utenti delle biblioteche al mondo della cultura popolare,  fornire una chiave di approfondimento per  studiosi e ricercatori, in forma di filo conduttore o di percorso ludico-didattico per allievi del circuito scolastico,  andando ad  includere tutti gli aspetti culturali legati alla vita ed alla crescita sociale delle comunità , mediante i differenti prodotti espressivi  quali   testi, video, registrazioni sonore, archivi fotografici, e-books in tutti i settori: dalla filosofia alla religione, dalla linguistica alle scienze della vita, dalla letteratura alle scienze applicate, dalle arti alla geografia. Al progetto sulle “Bibliomediateche” aderiscono la Biblioteca della Regione Piemonte ed i circuiti bibliotecari della Provincia di Torino.

 

Fondo Tullio De Mauro

Il Fondo nasce da una raccolta privata donata alla Rete  nel 2011 da Tullio De Mauro e da sua moglie Silvana Ferreri. Si tratta di alcune migliaia di libri, opuscoli e documenti di “letteratura grigia” relativi ai i dialetti italiani e alle lingue di minoranza.

La sezioni dialetti italiani e lingue di minoranza contiene: dizionari dialettali , testi letterari dalle opere maggiori di autori celeberrimi  (da Ruzante, Belli, Porta a De Filippo, Firpo, Noventa, Buttitta, Tonino Guerra)  e autori meno noti , raccolte di filastrocche, proverbi, racconti e fiabe. Da segnalare, per i materiali di archivio: carte di Gaetano Arfè relative alla sua attivit à nel Parlamento per la Carta dei diritti linguistici delle minoranze e di Piero Ardizzone relative alla legislazione italiana sulle minoranze, così come un’edizione settecentesca della “Gerusalemme liberata” in dialetto napoletano.

Tullio De Mauro, insigne linguista italiano ed ex Ministro all'Istruzione, ha raccolto in 60 anni di ricerche questo prezioso materiale, grazie al sostegno e l'adesione della Fondazione CRT di Torino è in iniziato un progetto catalogazione e digitalizzazione che lo sta rendendo già da adesso fruibile al grande pubblico, soprattutto a quello scolastico. Un'azione di condivisione così importante ha spinto la Rete ha realizzare "l'Archivio partecipato" .Questa sezione permette agli iscritti di caricare  sul sito video, testi, fotografie, musiche, interviste con i “maestri” della cultura popolare, feste e tradizioni, giochi e modi di lavorare, ricerche a proposito di cibo e artigianato e tutto ciò che potrebbe essere condiviso da ricercatori, artisti, studenti e singole persone, prevedendo  lo sviluppo di un sistema in rete di archivi preesistenti.

 

Dona la voce

Da questo sapere messo in rete nasce l'idea di valorizzare i contenuti del Fondo De Mauro attraverso un progetto di "attivazione delle comunità", partecipazione che avrà il compito di disegnare una vera e propria mappa della lingua, dialetto e letteratura nazionale.

Questo è “Dona la voce”, la possibilità che scuole, circoscrizioni, punti lettura, associazioni, enti pubblici e privati siano parte attiva del più importante lavoro di geolocalizzazione della cultura popolare italiana: internet e i nuovi media saranno gli strumenti per fare dialogare la memoria, la tradizione con la modernità. Attraverso la costruzione di una carta geografica virtuale e utilizzando i migliaia di testi del Fondo De Mauro, si potranno creare momenti di lettura e  di  registrazione di voci, che daranno vita ad una sorta di biblioteca di dialetti viventi. Saranno voci che verranno localizzate e valorizzate, perché ogni “donatore” , compilerà una scheda profilo che verrà inserita nella cartina e che conterrà dettagli sul suo profilo (nome, lingua regionale, dove vive, di dove originario, da quanto manca dal luogo di nascita…)

 

Testimoni della Cultura Popolare ®, Cattedre ambulanti
13 dicembre – Giornata della Cultura Popolare

Il progetto dei Testimoni della Cultura Popolare” costituisce un riconoscimento internazionale per la valorizzazione delle espressioni  un determinato territorio rappresenta, come soggetti che, molto spesso inconsapevolmente, continuano a fare parte di un sistema di valori appartenente ad una idea di tradizione ben riconoscibile, rimettendola in circolo e dialogando con le nuove generazioni. Nel corso

degli anni sono stati premiati non solo non solo ricercatori, studiosi, artisti, da Roberto De Simone a Pete Seeger,  ma anche feste e riti risalenti anche a tempi remoti tuttora esistenti che contribuiscono a delineare le peculiarità dei territori.

Memorie e testimonianze vengono diffuse tramite le Cattedre ambulanti, promuovendo scambi culturali fra i vari territori.

La designazione dei Testimoni viene proclamata nella Giornata del 13 dicembre, che giunge alla decima edizione, dedicata alla cultura popolare ed alla quale aderiscono enti pubblici e privati da tutto il territorio nazionale con eventi dedicati.

 

Web Radio, Tradi Radio

Tradi Radio nasce con l’obbiettivo di creare uno spazio condiviso  di racconto di musica, riti, tradizioni, luoghi e modelli di socialità.  La Redazione è composta da alcuni iscritti suddivisi tra un nucleo centrale a Torino e diversi redattori locali diffusi sui territori in Rete.

Si tratta di volontari, di studiosi e giornalisti e da tutti coloro che, durante il percorso, la Rete va a incontrare. L’ attività quotidiana è programmata in un palinsesto, reso vivo anche grazie agli iscritti, che contribuiscono allo sviluppo dei contenuti raccontando i propri progetti, i territori e le esperienze che conoscono o attraversano, sviluppando speciali percorsi musicali tematici.