La favola dei Colibrì

C’era una volta, in un paese non troppo lontano, una bellissima foresta.

Un brutto giorno, nella foresta scoppiò un grande incendio, con fiamme spaventose che arrivavano fino al cielo. Alla loro vista, tutti gli animali scapparono terrorizzati. Elefanti, giraffe, ippopotami, zebre e leoni, tutti cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, nel tentativo di sfuggire dalle fiamme che tutto divoravano.

Mentre tutti guardavano immobili, un piccolo colibrì raccolse una goccia d’acqua con il becco e, incurante del fumo denso e del caldo, la lasciò cadere sopra la foresta in fiamme.
Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento.
Il colibrì, però, non si perse d'animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d'acqua che lasciava cadere sulle fiamme.
Gli altri animali iniziarono a deriderlo: "Tu così piccolo vorresti fermare le fiamme?", ma all’uccellino non interessava. Continuava instancabile a raccogliere gocce d’acqua.

A vederlo così perseverante, poco a poco, anche gli altri iniziarono ad imitarlo: prima un elefantino  immerse la sua proboscide nel fiume e, dopo aver aspirato quanta più acqua possibile, la spruzzò, poi un giovane pellicano, si riempì il grande becco d'acqua e, preso il volo, la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme.
Tutti i cuccioli iniziarono a lavorare insieme per spegnere l'incendio che ormai aveva raggiunto le rive del fiume. Dimenticando rancori o paure reciproche tutti gli animali lavoravano insieme: il cucciolo del leone e dell'antilope, quello della scimmia e del leopardo, quello dell'aquila e della lepre, lottarono fianco a fianco per fermare l’incendio.
Quando le ombre della sera calarono sulla savana, l'incendio poteva dirsi ormai domato.

Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse: "Oggi abbiamo imparato che non importa essere grandi o piccoli, l’importante è essere coraggiosi, non arrendersi, lavorare insieme. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d'acqua può essere importante e che uniti si può fare qualsiasi cosa. D'ora in poi tu diventerai il simbolo del nostro impegno a costruire un mondo migliore.”

I colibrì

In questi anni la Rete ha raccolto attorno a sé un mondo fatto di comuni, associazioni, scuole e cittadinanza attiva che sentiva l'esigenza di non restare nell'ombra di quella zona grigia di cui parlava Primo Levi: quella in cui non si sceglie, si preferisce voltare la faccia dall'altra parte, divenendo complici della cultura in cui si vive.

Quelle comunità di prossimità hanno trovato nella coprogettazione il loro agire culturale, come tanti piccoli colibrì, hanno raccolto goccia dopo goccia acqua per spegnere l'incendio, pur sapendo di essere piccoli e singolarmente ininfluenti.

Questo è il lavoro che la Rete coltiva da molti anni, avendo ben presente il ruolo centrale che la cultura "inconsapevole" ha sulla società: ecco dunque la nascita di piccole reti, fatte di istituzioni, gruppi, associazioni o  singole persone si domandano come poter essere utili, come innestare, attivare sui propri territori buone pratiche che spingano all’incontro, all’inclusione, alla comprensione dell’altro.

Colibrì non è un progetto “per gli altri”.

Colibrì è un progetto per "noi": vuole contribuire a ribaltare il punto di vista, vuole abbattere qualche muro per costruire qualche muretto. Dove sedersi, parlare e scoprire l’idem che ci tiene irrimediabilmente legati.

Le azioni

Il progetto dei Colibrì si compone di alcuni dispositivi adattabili ai contesti e alle comunità di Colibrì – insieme alle persone, associazioni, istituzioni, enti civili o religiosi- che vorranno intraprendere il viaggio insieme alla Rete.

Le rinarrazioni

Un’azione legata alla raccolta di storie, di avvenimenti,  che ri-narrati diventano il nuovo vocabolario di comunità di prossimità, che naturalmente, deve essere preparata all'accoglienza con altri dispositivi che si inseriscono nel campo della cultura inconsapevole.

                                                                                                                                    

Un’azione performativa di cura della comunità, che abbina diversi linguaggi (fotografia, narrazione,  memoria e teatro)  con l’obiettivo di entrare in scena laddove ce n’è bisogno: nello spazio indistinto dell’incontro. Nelle stazioni, nelle piazze, nelle parrocchie, nelle strade. Nasce dalla consapevolezza che non si deve rinunciare al viaggio tra diversi per abbattere i confini intanto immateriali tra comunità e individui, tra noi e loro.

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Progetto Sabir

Riferito ai tirocini lavorativi, forniti in cambio di legami e l'inserimento di una comunità di prossimità. Il lavoro che si sviluppa con tutti gli attori sociali di un territorio ben determinato significa agire sul concetto fiduciario.

I beneficiari del progetto SPRAR hanno la possibilità di partecipare a percorsi di orientamento, volti a rafforzare la loro conoscenza del funzionamento del mercato del lavoro in Italia.

Uno degli strumenti che si mettono in campo è il tirocinio formativo, occasione per sperimentare concretamente un’esperienza di lavoro, durante la quale è possibile imparare o rafforzare le proprie capacità professionali.

Nel progetto Sprar di Torino nell'anno 2016 sono stati avviati circa 350 tirocini, in più tre associazioni di commercianti si sono impegnate a lavorare insieme per sviluppare percorsi di conoscenza e fiduciari in un borgo circoscritto.